
I podcast sono un’estensione naturale del mio lavoro di ricerca. In questa sezione trovi contenuti che nascono dalla stessa matrice dei miei libri, dei miei articoli e dei miei studi, ma sviluppati attraverso la voce, il ritmo e il tempo dell’ascolto.
Alcuni episodi sono autonomi, concepiti come esplorazioni complete di un tema; altri si collegano alle ricerche in corso, agli approfondimenti del blog o ai progetti editoriali, offrendo prospettive ulteriori, chiarimenti, connessioni. Il podcast diventa così uno spazio di indagine libera ma rigorosa, in cui le idee possono essere pensate ad alta voce, articolate, problematizzate e integrate all’interno di un percorso coerente.
In alcuni casi sono io a dare voce direttamente ai contenuti, accompagnando l’ascoltatore lungo il filo della riflessione; in altri episodi utilizzo un formidabile tool di Gemini AI che genera una sorta di mini talk show, capace di mettere in scena un confronto dinamico tra punti di vista e di rendere ancora più viva l’esplorazione dei temi trattati.
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Episodio 17 – Attenzione e preghiera. Storia di un falso amico che dice il vero

In Grecia la parola scritta sui cartelli prima delle curve cieche è ΠΡΟΣΟΧΗ, attenzione. Nelle chiese dello stesso paese se ne incontra un’altra che le somiglia in modo quasi imbarazzante: προσευχή, preghiera. È difficile resistere all’ipotesi che pregare, in greco, significhi in fondo fare attenzione.
È un’ipotesi sbagliata, e per smentirla bisogna attraversare esattamente il territorio che la rende plausibile. Da lì si arriva ai tre imperativi più brevi e più impossibili del Nuovo Testamento, a un trattato del terzo secolo che comincia aprendo il dizionario e trova nella radice della parola «preghiera» un contratto, a mille anni di padri che hanno chiamato la propria disciplina «sobrietà», a un pellegrino russo che attraversa un impero per farsi spiegare un versetto.
E infine a una domanda che non si lascia chiudere: se un’attenzione senza destinatario sia ancora una preghiera — e se qualcuno, dall’interno o dall’esterno, possa dire la differenza.
Episodio 16 – Garlasco, o la vertigine ontologica del diritto
In questo episodio parto dal caso giudiziario più controverso di tutta la storia italiana, il “giallo” di Garlasco, e scendo fino al punto che mi pare il più vertiginoso del nostro tempo: in fondo al diritto non c’è il diritto. C’è un vuoto. La modernità ha tentato l’esperimento più radicale che si possa immaginare, sostituire la metafisica con la procedura, e la giustizia è il nome di ciò che quell’esperimento non riesce a digerire.
Attraverso il caso di Alberto Stasi, provo a mostrare alcune cose scomoda: che la macchina del diritto produce violenza già nel suo funzionamento normale, prima di ogni errore; che l’innocente, oggi, ha più da temere del colpevole; e che il fantasma che il diritto rivela non è solo suo — è il fondamento mancato della democrazia stessa, che diamo per acquisita proprio mentre vacilla.

Episodio 15 – Il porno-filosofo

Chi è il porno-filosofo? È il critico del sistema perfettamente integrato nel sistema che critica. È il teorico della disconnessione sempre connesso, il predicatore della lentezza che deve produrre contenuti in serie, il denunciatore della società dello spettacolo che vive all’interno dei suoi meccanismi.
In questa puntata affrontiamo una delle figure più caratteristiche del panorama culturale contemporaneo: l’intellettuale che costruisce la propria carriera denunciando le patologie della modernità mentre ne incarna inconsapevolmente le logiche profonde. Non si tratta di ipocrisia né di malafede. Al contrario, la sua sincerità è autentica. Ed è proprio questa autenticità a rendere il fenomeno particolarmente interessante.
Attraverso una riflessione che intreccia filosofia, sociologia e critica culturale, esploriamo il paradosso di un pensiero che tenta di opporsi al sistema utilizzandone gli stessi strumenti, gli stessi linguaggi e gli stessi rituali. Una figura che forse non rappresenta soltanto alcuni intellettuali contemporanei, ma una condizione molto più diffusa che riguarda tutti noi.
Episodio 14 – Vademecum di interventologia
Come si diventa politici famosi in Italia? Non è casuale: esiste un percorso abbastanza riconoscibile, fatto di passaggi mediatici da affrontare nel momento giusto. Si parte con una sparata alla Zanzara per farsi notare, poi si sale tra podcast, talk del mattino e della sera, radio, interviste, fino ad arrivare alla consacrazione sui grandi giornali e nei salotti televisivi.
Vademecum di Interventologia è una guida a questo percorso: un vademecum pratico, costruito come se fosse un manuale. Nasce da una conoscenza diretta del sistema e propone anche un piccolo lessico (dal “politema” al “clippino”) per orientarsi. È pensato per chi ha capito che oggi la politica passa soprattutto dai media. E vuole capire come funziona davvero.

Episodio 13 – Morire in diretta. Genealogia della morte come spettacolo

La morte è stata per secoli un confine carico di senso: rito, passaggio, pedagogia della finitudine, confronto con il limite. Oggi, dentro la civiltà mediatica, questo confine non scompare affatto: viene rimesso in scena. Ma non più come esperienza simbolica condivisa. Viene trasformato in immagine, narrazione, format, consumo emotivo.
In questa puntata provo a ricostruire la genealogia di questa mutazione: dal memento mori antico all’ars moriendi, dalla rimozione moderna della morte alla sua riapparizione spettacolare nei media, nei talk show e nei social. Il punto non è soltanto denunciare un eccesso di voyeurismo, ma comprendere che cosa accade a una civiltà quando anche il morire smette di essere una soglia di verità e diventa un dispositivo di intrattenimento.
Perché nel momento in cui la morte viene catturata dallo spettacolo, non cambia solo il nostro modo di guardarla: cambia il nostro modo di vivere, di soffrire e di attribuire senso alla fine.