Editore

La mia storia editoriale

Nel 1999, dopo un anno e mezzo da dipendente come redattore presso la casa editrice Hobby & Work, ho iniziato la mia avventura da libero professionista nel settore editoriale. In quell’anno ho fondato Shere Khan, la mia società di servizi e consulenze editoriali che nel 2005 sarebbe diventata Area51 srl.

Ho imparato il mestiere direttamente sul campo, lavorando principalmente nel settore dell’edicola — il settore popolare per eccellenza. Opere a fascicoli, riviste, collezioni: la scuola migliore per capire cosa significa fare editoria per tutti, non per pochi.

Negli anni di attività come service ho lavorato per editori grandi — fra gli altri Hachette, DeAgostini, Hobby & Work — e piccoli. Ho ideato collane di successo, alcune di enorme successo, altre che hanno dato discreti risultati, altre che si sono rivelate dei flop. Ho curato intere riviste di settore, tra cui New Age and New Sounds, punto di riferimento storico della new age in Italia, e la sua erede New Life.

Ho scritto migliaia di testi, corrispondenti a decine di migliaia di pagine e a milioni di parole. Ho fatto la gavetta vera: quella della carta, delle rotative, delle cianografiche e delle edicole quando erano ancora il cuore pulsante della cultura popolare italiana.

Ma sinceramente mi ero stancato di lavorare per gli altri e fare cose che spesso non condividevo, solo per esigenze alimentari. Sentivo il desiderio profondo di rendermi completamente autonomo, e di iniziare a pubblicare ciò in cui credevo davvero.

Area51 Publishing

Nel 2009, dopo dieci anni di attività nel campo dei servizi editoriali, all’alba del mercato dell’editoria digitale, ho deciso di tentare l’avventura editoriale autonoma: pubblicare libri esclusivamente in formato ebook, audiobook e app. Ci siamo chiamati Area51 Publishing sia per la mia passione per la serie tv X-Files sia perché, ci apparve chiaro fin da subito, eravamo anche noi degli alieni nel panorama editoriale italiano — dove, come ebbe a dire il noto politico Antonio Tremonti, “con la cultura non si mangia” (lui invece mangiava e mangia benissimo).

Non è stato affatto facile. Posso sintetizzare dicendo che tra tutte le facoltà che i maestri di crescita personale ci invitano a utilizzare, quella della perseveranza è senza alcun dubbio la più importante. E se non mi stanco di ripetere “non mollare”… so di cosa parlo.

La svolta è arrivata nel 2012, quando ho cambiato linea editoriale. Fino a quel momento mi ero concentrato su storia e divulgazione, con risultati piuttosto deludenti. Da tempo però sentivo la spinta a pubblicare i libri che più mi avevano aiutato nel mio percorso personale: quelli dei grandi maestri del New Thought. Sono un filosofo e in quei libri avevo trovato l’incredibile unione tra la più alta visione ideale e la più concreta pratica quotidiana. La scienza del diventare ricchi di Wallace D. Wattles è stato il primo titolo del nuovo catalogo. Da quel momento non ci siamo più fermati.

Abbiamo continuato ad arricchire il catalogo, lavorando giorno dopo giorno, con risultati che crescevano in modo lento ma costante. Abbiamo ampliato i contenuti a tecniche pratiche, programmi guidati e veri e propri corsi. Con il tempo siamo diventati un punto di riferimento per gli appassionati di crescita personale.

Se mi guardo indietro, mi rendo conto davvero che non avevamo chance. Soprattutto per come è organizzato il sistema di produzione di contenuti contemporaneo, ingegnerizzato dalle Big Tech per impedire ai creatori di contenuti di crescere, quello che è accaduto è un vero miracolo. Non lo dico per esaltarmi — al contrario, lo dico come testimone: Area51 Publishing è la prova che gli strumenti di crescita personale funzionano.

A51 Benessere Shop

Nel 2022 abbiamo ampliato l’attività con un nuovo sito, che in origine voleva espandere i contenuti a prodotti fisici di benessere.

Ho creato il sito interamente da solo con Shopify — circa 350 ore di lavoro — lottando contro i guru del settore che sostenevano che il dropshipping fosse la via per la redditività in panciolle. C’era perfino chi aveva costruito un business milionario raccontando che la gente non vedeva l’ora di aspettare mesi per ricevere oggetti che Amazon spedisce in un giorno.

È stato un momento complicato: le nuove leggi sulla dogana, i sistemi erodi-margine delle multinazionali, i dettagli diabolici che nessuno ti racconta, – dall’IVA piena sui prodotti alle gabelle intra-europee che avvantaggiano i grandi distributori e penalizzano i piccoli rivenditori – tutto sembrava remare contro.
Il risultato di questa prima fase non è stato esaltante. Non un flop, ma neanche un urrà. Per una semplice ragione: i venduti c’erano, i margini no.

Ed eccoci alla decisione che ha reso A51 Benessere Shop ciò che è oggi. Funzionavano molto bene i bundle con i contenuti digitali, che erano e restano il nostro elemento distintivo. E così, sempre di più, A51 Benessere Shop è diventato il nostro sito dei libri fisici. Continuiamo a proporre alcuni oggetti — rigorosamente acquistati all’ingrosso, mai più in dropshipping — ma il 99% del catalogo sono i nostri libri cartacei, in bundle con audio ed ebook.

E devo dire che il risultato mi piace molto: ora, per una sorta di serendipità, c’è un luogo dedicato unicamente ai libri fisici — prima mescolati ai digitali — che valorizza il nostro catalogo di ormai oltre 200 titoli. Gli strumenti più performanti dell’ecommerce di Shopify rendono il processo di acquisto più facile, trasparente e vantaggioso per i clienti, per esempio grazie alla rateazione con Scalapay.

Come per Area51 Publishing, anche A51 Benessere Shop ha trovato la sua identità nel tempo. È proprio vero quello che dice Antonio Machado: “La via si fa con l’andare”.

Area51 Campus

Nel corso degli anni Area51 Publishing ha creato progetti sempre più complessi: prima programmi audio, poi percorsi strutturati, infine corsi completi. Il problema era che il semplice download non valorizzava questi contenuti. Il cliente scaricava giga di materiale e doveva metterselo in ordine da solo, nonostante tutti i miei sforzi per spiegare “cosa c’era dentro”.

Ecco perché Area51 Campus, che abbiamo lanciato nel 2025, è diventato lo sbocco naturale di questo percorso.
Costruito sulla piattaforma Thinkific e integrato con il sito e con la app di Area51, il Campus offre quello che il download non può dare: percorsi formativi completi con una struttura chiara, progressione guidata, esercizi organizzati per livelli, certificati e attestati, tutto accessibile ovunque e in qualsiasi momento.

Ma la vera differenza non è tecnologica. È filosofica.
Viviamo nell’era del sapere tutorializzato, schematizzato, templatizzato. Tutto deve essere veloce, semplice, immediato. Gli influencer ti promettono competenze in pillole, risultati in cinque minuti, successo senza fatica.
I corsi di Area51 Campus vanno nella direzione opposta e ambiscono alla riconquista della complessità.

La metodologia è quella del “trainer strutturale”. È la stessa architettura del corso a guidarti: la sequenza degli esercizi, i feedback, le liste di controllo, gli incarichi pratici. Prima acquisisci la competenza, poi la applichi con gli esercizi, quindi la metti in pratica in autonomia e infine la integri con altre abilità già acquisite. Una progressione fluida, pensata per farti consolidare ogni passaggio prima di procedere al successivo.
L’intero percorso è costruito per darti sicurezza: sai sempre cosa fare, come farlo, cosa hai consolidato e cosa stai costruendo. Avanzi in profondità, ma con un ritmo sostenibile.

Sono certo (o forse ho la speranza di San Paolo) che il futuro, nonostante gli indicatori superficiali, andrà in quella direzione: quando l’onda nera degli influencer sarà passata, resterà chi sa e sa fare.

Elizabeth Towne

C’è una figura che continua a ispirarmi nel mio lavoro: Elizabeth Towne. È stata il più importante editore del Nuovo Pensiero, creatrice della rivista Nautilus, che ha cresciuto e dato voce ai più grandi maestri di crescita personale: da William Atkinson a Wallace D. Wattles, da Helen Wilmans a Ralph Waldo Trine a Mildred Mann. È lei la figura che più mi ha ispirato come imprenditore, quella a cui continuo a guardare quando cerco la strada.

Mi ha insegnato innanzitutto che si può essere autori e imprenditori al tempo stesso – che queste due identità non si escludono ma si potenziano, che la visione creativa può farsi impresa e l’impresa può restare fedele alla visione creativa. Mi ha mostrato che si può creare un’attività editoriale creando al contempo la propria realtà, almeno nel mondo abitato dalla propria casa editrice, e mi ha insegnato a lavorare con la meravigliosa illusione – o forse la visionaria certezza – di star già creando il mondo futuro. Di coltivare un giardino, di costruire una casa dove sia bello vivere.

Eppure, quando penso a tutta la fatica che ho fatto e che faccio ogni giorno, quando mi confronto con questo mondo in cui onestamente non mi trovo bene, in cui non mi sento a casa, confesso che mi sento senza forze. Mi sento epistámenos, come San Paolo definiva Abramo: senza sapere dove andare, in cammino verso una terra promessa che non so se esiste. E, a volte, mi sento smarrito.
Però poi guardo la realtà editoriale che ho creato, ed è lì che ritrovo la mia vera realtà. Non solo la realtà che vorrei vivere e che vorrei che il mondo vivesse, ma la realtà che effettivamente vivo, il mondo che abito nella mia mente e che si è fatto concreto, tangibile, reale. E così ne esco fratturato – diviso tra il mondo che mi circonda e il mondo che ho costruito – ma anche rinfrancato. È una condizione di strana solitudine, lo ammetto.

Ma gli esempi di questi uomini e donne, di questi grandi del Nautilus, mi commuovono e mi esaltano. Loro hanno abitato la medesima tensione: tra il mondo com’è e il mondo come potrebbe essere, tra la durezza del presente e la promessa del futuro. E tutto questo – questa genealogia spirituale, questa famiglia invisibile di visionari ostinati – è merito suo, di Elizabeth Towne.

Penso che mi sarebbe piaciuto vivere con lei, e con Emerson, e con Thoreau, a Concord, o a Holyoke. Penso spesso di essere l’uomo sbagliato nel posto sbagliato nel tempo sbagliato. Penso a tante altre cose, soprattutto di essere condannato a essere un outsider, anche se non potrei essere altro che un outsider. E penso a quei versi di Robert Frost: “But I have promises to keep, and miles to go before I sleep” – ho promesse da mantenere, e miglia da fare prima di dormire.
E, lo voglia o no, mi tocca farle.